Per anni la firma digitale è stata considerata uno strumento per pochi documenti di grande rilevanza: un contratto, una pratica bancaria, un atto importante. Oggi le cose stanno cambiando, e nei prossimi anni cambieranno ancora. Ordini, conferme, autorizzazioni, comunicazioni formali: sempre più documenti di uso quotidiano richiederanno una firma, e sempre più spesso sarà una firma digitale.
Un'abitudine diffusa, un problema poco visibile
Il ciclo lo conosciamo tutti: si riceve un documento via mail, lo si stampa, lo si firma a penna, lo si scansiona e lo si rimanda indietro. Sembra un passaggio banale, ma c'è un dettaglio che si tende a dimenticare: il documento scansionato è soltanto una copia. Non ha il valore dell'originale firmato e, in caso di contestazione, a contare è proprio l'originale.
Il punto è che l'originale, nella pratica, non viene quasi mai recapitato al destinatario: resta in un cassetto oppure finisce nel cestino subito dopo la scansione.
Il risultato è un paradosso: si è convinti di avere in mano un documento firmato e valido, ma in caso di controversia la propria posizione può essere molto più debole di quanto si immagini.
Un costo che non compare in bilancio
Anche lasciando da parte i rischi, il processo ha un costo concreto. Ogni documento richiede:
Ognuna di queste voci, presa da sola, sembra trascurabile. Moltiplicata per decine di documenti al mese e per più persone in azienda, diventa un costo strutturale, fatto soprattutto di tempo perso e di tempi di risposta più lunghi: un ordine che aspetta una firma è un ordine fermo.
Non esiste una sola "firma digitale"
Quando si parla di firma digitale si pensa spesso a qualcosa di complicato, con chiavette, lettori e software dedicati. In realtà la normativa (il Codice dell'Amministrazione Digitale e il regolamento europeo eIDAS) prevede diversi livelli di firma, con sicurezza e valore legale crescenti:
Firma elettronica semplice: il livello base, ad esempio la conferma tramite credenziali o un codice ricevuto sul telefono. È adatta a comunicazioni e documenti a basso rischio; il suo valore, in caso di contestazione, viene valutato caso per caso.
Firma elettronica avanzata: collega la firma al firmatario in modo univoco, previa identificazione. Molti servizi online la propongono con procedure guidate e, di norma, soddisfa il requisito della forma scritta.
La buona notizia è che alcune di queste soluzioni sono di applicazione molto semplice: si firma in pochi istanti da computer o smartphone, senza stampare nulla e senza software complicati. Anche la firma digitale, oggi, può essere apposta da remoto. Non serve il livello massimo per ogni documento: conta sapere che le opzioni esistono e quale si adatta a cosa.
Uno sguardo al futuro
Oggi la firma digitale è associata ai documenti "importanti". Domani riguarderà anche ordini, conferme, autorizzazioni interne, verbali, comunicazioni ai clienti. Man mano che i processi aziendali diventano digitali, i documenti nascono in formato digitale e hanno bisogno di una firma digitale per avere valore e tracciabilità. Clienti, fornitori e pubbliche amministrazioni, inoltre, lavorano sempre più in modo digitale: abituarsi per tempo significa arrivare pronti.
Firmare, però, è solo un passaggio della vita di un documento: va anche trasmesso e conservato in modo corretto, perché mantenga il suo valore nel tempo. È il tema che abbiamo affrontato nel nostro articolo su PEC e conservazione digitale a norma, che ti consigliamo di leggere come complemento a questo.
Vale la pena fare il punto?
Non serve rivoluzionare i processi dall'oggi al domani. Un primo passo utile è osservare quanti documenti, in azienda, seguono ancora il ciclo stampa-firma-scansiona-rimanda, e chiedersi per quali di essi una firma digitale semplice farebbe risparmiare tempo e darebbe più certezza.
In Artel seguiamo da vicino l'evoluzione degli strumenti digitali a supporto dell'operatività delle imprese. Se hai dubbi o curiosità su come la firma digitale possa inserirsi nei processi della tua azienda, scrivici: saremo lieti di confrontarci.